L’agricoltore che si oppose alle leggi razziali del 1938

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Eugenio Bergamasco

Eugenio Bergamasco aveva 80 anni quando salì su un treno alla stazione di Candia Lomellina diretto a Roma. In quel 20 dicembre 1938 all’ordine del giorno del Senato del Regno c’era la discussione delle leggi razziali. Quel giorno Benedetto Croce, Luigi Einaudi, Luigi Albertini, Enrico De Nicola e molti altri senatori, tutti di nomina regia e a vita, disertarono la seduta. Il senatore lomellino, invece, partecipò alla votazione votando no. D’altronde, un appunto del febbraio 1940 pubblicato dallo storico Emilio Gentile elencava i senatori giudicati antifascisti «irriducibili» dalla presidenza del Senato: fra quei pochi c’era Eugenio Bergamasco.

Sabato 27 ottobre, alle 11, a Candia Lomellina sarà intitolata la piazza alle spalle del municipio, per molti anni sede del Consorzio agrario. Ne parleranno, oltre al sindaco Stefano Tonetti e al consigliere comunale Davide Brunelli, il presidente della Provincia Vittorio Poma e Gian Savino Pene Vidari, docente dell’Università di Torino. «Sarà con noi – anticipa il sindaco di Candia – anche Daria Carmi, assessore ed esponente della comunità ebraica di Casale Monferrato: per noi è molto importante la sua presenza anche perché ha scelto di fare un’eccezione alla festa del riposo ebraico, lo Shabbat».

bergasmBergamasco, nato a Vercelli nel 1858 e morto a Milano nel 1940, è stato una figura di primo piano nella provincia di Pavia e nella Lomellina di inizio Novecento, dilaniata dagli scontri sociali fra fittabili e braccianti. Di orientamento liberale, divise la sua vita fra la proprietà terriera e la politica. Entrò alla Camera nel 1900 e ci resterà, grazie ai voti conquistati nel collegio maggioritario di Mortara, fino al 1913 quando re Vittorio Emanuele III lo nominerà senatore. A Pavia fu presidente del consiglio provinciale dal 1908 al 1920 e a Candia fu sindaco negli anni della Grande Guerra. «Nell’archivio storico comunale – spiegano Tonetti e Brunelli – abbiamo trovato i documenti in cui Bergamasco è citato come sindaco dal 1915 al 1917: in quegli anni adattò il palazzo oggi sede della scuola elementare, in piazza San Carlo, a ospedale militare, in cui affluivano i feriti provenienti dai campi di battaglia del Friuli e del Trentino». Determinante, in particolare, fu il ruolo ricoperto da Bergamasco nello scontro nelle campagne fra agricoltori e braccianti. Nel 1894 era stato il fondatore e primo presidente della Banca cooperativa agricola commerciale della Lomellina e, quattro anni dopo, del Consorzio agrario della Lomellina. Il 3 maggio 1901, con il collega Alessandro Calvi, partecipò alla storica riunione nel municipio di Mortara in cui si gettarono le basi per la nascita della Federazione degli agricoltori lomellini. In quell’anno le leghe di resistenza dei braccianti avevano organizzato i primi scioperi nelle campagne anche grazie alla tolleranza manifestata dal nuovo ministro dell’Interno Giovanni Giolitti. In un primo momento fu il Comizio agrario ad assumere il ruolo di controparte delle leghe, ma essendo inadatto, per statuto, a sostenere una lotta di classe, gli agrari avvertirono subito l’esigenza di creare un’organizzazione apposita. Bergamasco fu in prima linea facendosi portavoce degli interessi dei fittabili alla Camera dei deputati. A livello governativo, fra il 1910 il 1911 fu sottosegretario di Stato al ministero della Marina, che guiderà nel biennio 1921-1922 nel governo presieduto dal socialista riformista Ivanoe Bonomi. Lo stesso che nel 1901 era arrivato a Mortara per organizzare le prime leghe contadine.

 

2 commenti su “L’agricoltore che si oppose alle leggi razziali del 1938

  1. … “Bergamasco è citato come sindaco dal 1915 al 1917: in quegli anni adattò il palazzo oggi sede della scuola elementare, in piazza San Carlo, a ospedale militare, in cui affluivano i feriti provenienti dai campi di battaglia del Friuli e del Trentino». L’ospedale di Candia, era uno dei 13 ospedali militari gestiti dalla Croce Rossa di Mortara presieduta dal medico Francesco Pezza. Importanti soprattutto con la rotta di Caporetto. La loro storia è riportata nel libro di Pezza “In memoria della mia Bettina”.

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