Dalla Lomellina alle Gallie

Lo scopo è far rivivere la millenaria Via delle Gallie. Il comitato promotore “Ripercorriamo la Via delle Gallie” è al lavoro per far conoscere quella che oggi appare come una strada campestre qualunque, fra risaie e cavi irrigui, ma che in realtà è uno dei percorsi più carichi di storia della Lomellina, già noto ai tempi dell’Impero romano anche con i nomi di Strada Regia o Pavese. Un incontro operativo è in programma lunedì 7 gennaio 2019, alle 21, a Dorno, nella sala polifunzionale “Walter Damiani” di piazzetta Volontari del sangue. All’ordine del giorno ci sono i bilanci preventivo e consuntivo, il progetto relativo alla segnaletica lungo il percorso di 22 chilometri fra i territori di Dorno, Scaldasole, Valeggio, Ferrera Erbognone, Ottobiano e Lomello, e altre iniziative per l’anno che sta per iniziare. In particolare, il comitato formalizzerà la fine della petizione per modificare il nome di via Strada nuova in via delle Gallie in Lomellina, cui hanno aderito 200 dornesi. «L’iniziativa partita a fine di ottobre con la raccolta di firme è terminata con successo – commenta Maurizio Angeleri, componente del comitato promotore – Le 200 firme di amici e sostenitori del progetto sono già state depositate alla segreteria comunale con la proposta di reintitolazione di via Strada nuova. Il nostro auspicio è che l’inserimento di questo richiamo storico nella toponomastica locale diventi un perenne valore culturale per gli attuali e futuri residenti».

Via mappaPoi il comitato pensa alla copertura del vecchio mulino ad acqua noto come “Mulèi dla fola” (Mulino della folla), a fianco della roggia Selvatica, affluente del torrente Terdoppio, verso Alagna. Secondo alcuni storici, la strada era già stata utilizzata dal cartaginese Annibale, quando nel 218 a. C. invase l’Italia. Il tracciato non presentava ancora la massicciata e la lastricatura in pietra tipiche delle arterie consolari, ma da Pavia era comunque la pista rettilinea più breve verso le Gallie, che lasciava ai lati dossi e avallamenti, e traversava i torrenti Terdoppio, Erbognone e Agogna. Proprio da Pavia, dall’attuale quartiere di Borgo Ticino collocato sulla riva destra del fiume, la strada si dipanava verso la campagna lomellina: secondo la ricostruzione del mortarese Francesco Pezza, toccava la località Sabbione per poi arrivare a Carbonara al Ticino e a Dorno (“Duriae”). Da qui, sempre in linea retta, proseguiva verso Lomello (“Laumellum”) e Cozzo (“Cuttiae”), dove si divideva in due tronconi: uno diretto a Torino e al passo del Monginevro, l’altro a Vercelli, Ivrea, Aosta e poi ai passi del Grande e Piccolo San Bernardo.
Il centro più importante lungo questa direttrice, su cui nei secoli transitarono milioni di soldati, mercanti e pellegrini, era Lomello, che gli antichi itinerari indicano come mansio (sosta, fermata). In particolare, ne parlano la Tavola Peutingeriana, documento del XIII secolo che riproduce una più antica carta romana, l’Itinerarium Antonini, che individua la strada come un tratto della via di comunicazione da Milano alle Gallie, e l’Itinerarium Burdigalense, che segnala “Duriae”, individuata come mutatio, luogo per il cambio dei cavalli, e “Laumellum”.

Via delle Gallie (2)

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