Il piccolo mondo antico di Valle Lomellina

Un padre affibbiò al figlio il soprannome di Basùra perché il parto avvenne di pomeriggio. E così, con questo antico termine dialettale, il neonato di Valle Lomellina sarebbe stato conosciuto per il resto della vita. Riti popolari scomparsi nei fatti, ma che rivivono nel libro “Val an tal cör”, scritto da Marco Feccia su idea di Vincenzo Bulgarelli. coperLe 160 pagine del volume, ancora in fase di stampa, sono composte da 330 soprannomi di vallesi, privi, «per ovvie ragioni», dei riferimenti anagrafici degli interessati, 281 modi di dire, 176 proverbi, due racconti relativi a persone richiamate nel capitolo dei soprannomi e una guida alla pronuncia, oltre a 14 riproduzioni di vecchie cartoline. «Per rendere organica e meglio articolata questa proposta – spiegano Feccia, ex presidente della biblioteca comunale, e Bulgarelli – vorremmo dar vita a un’associazione culturale capace di far amare il dialetto anche alle giovani generazioni, senza tralasciare e disconoscere la cultura espressa dalla lingua nazionale». Preziosa la prefazione scritta dalla mortarese Maria Forni, ex preside dei licei “Taramelli” di Pavia e “Omodeo” di Mortara. «Il dialetto è il filo rosso della storia di un paese, è la lingua materna, è la lingua dell’affettività famigliare – scrive la docente – Cesare Pavese, nei cui romanzi il dialetto è sotteso nel ritmo sintattico impresso all’italiano, ha lasciato ne “La luna e i falò” una straordinaria motivazione dell’amore per il mondo familiare “paesano” che si esprime anche nel mantenimento del dialetto: Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti». Per esempio, fra i proverbi è citato Agh var püsè la pratica che la gramatica, cioè l’esperienza è molto più importante della teoria, mentre fra i modo di dire rientra Al péla l’oca sensa fala crià, riferito a una persona che fa i propri interessi ai danni di altri senza che questi se ne accorgano.

Per Maria Forni, «la sezione più sorprendente è quella dei soprannomi: chi saprebbe più (e soprattutto saprà in futuro) quali personaggi, vivi nella comunità e poi nel ricordo, corrispondano a determinati nomi, senza la persistenza della scrittura? Sarebbe un grave danno perdere la fisionomia di quella comunità che emerge anche solo dai vivaci soprannomi». L’idea del libro è nata da un gruppo di amici. «Non ci si aspettava certo – riassumono Feccia e Bulgarelli – di suscitare tanto interesse nei vallesi, di risvegliare la loro memoria storica e soprattutto di spronare la loro fattiva collaborazione. Così abbiamo ritenuto opportuno non disperdere il prezioso patrimonio culturale acquisito e, dopo accurate ricerche, verifiche e catalogazioni, si è convenuto di farne una pubblicazione aperta, cioè migliorabile, per consegnare un sempre rinnovato scrigno di valori alle generazioni future».

4 commenti su “Il piccolo mondo antico di Valle Lomellina

    • Cortese sig. Giancarlo, sono Marco Feccia di Valle Lomellina, coautore con Vincenzo Bulgarelli del libro che Lei gentilmente ha richiesto all’amico Umberto De Agostino. Le comunico i miei recapiti marcofeccia51@gmail.com La stampa avverrà a giorni e sarà mia premura comunicarglielo. La presentazione si terrà nella prima metà di settembre; e per quella circostanza Le farò pervenire la locandina con il programma della giornata. Certamente l’amico Umberto ne darà comunicazione sulla Provincia Pavese. Cordialità. Marco Feccia

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