A Lomello Belzebù contro Teodolinda

Dall’approfondimento  “A Lomello combattono Dio e il diavolo” del mio libro Fatti d’arme e condottieri in Lomellina. Duemila anni di battaglie

Professore, ci inquadra la figura di Teodolinda, regina dei Longobardi legatissima a Lomello?

« Nasce intorno al 570 da Garibaldo, re di Baviera, e da Valdrada, nobildonna appartenente ai Letingi, la fara longobarda regale più autorevole, avvolta da un’aura di rispetto e di venerazione. La città di nascita, anch’essa non sicura, sarebbe Ratisbona, che ospita il palatium dei sovrani bavari. Il matrimonio fra Teodolinda e Autari, re dei Longobardi dal 584, è studiato a tavolino nel 588 con il duplice obiettivo di rafforzare la monarchia longobarda di fronte all’aggressività dei Franchi e di perfezionare l’auspicato avvicinamento alla Chiesa di Roma. Paolo Diacono, lo storico “ufficiale” del popolo dalle “lunghe barbe”, racconta che Autari si reca in incognito da Garibaldo per conoscere la principessa rimanendone conquistato dalla bellezza e dalla grazia. I Franchi, consapevoli del pericolo rappresentato dalle nozze, tentano di sventarle invadendo la Baviera, ma Teodolinda, accompagnata dal fratello Gundoaldo, riesce a fuggire a Verona, dove Autari le viene incontro e la sposa il 5 maggio 589. Il matrimonio, però, sarà di breve durata perché il re morirà il 5 settembre 590 lasciando vedova, e regina, Teodolinda ».

Qual è il vincolo fra i Longobardi e Laumellum?

« Questo borgo, che abbiamo conosciuto in occasione della lezione su Annibale e Scipione, era stato scelto come luogo di svago e di villeggiatura anche perché poco lontano dalla capitale longobarda, Pavia. Don Carlo Denina lo definisce “residenza allora della corte reale”. La regina, in particolare, ama trascorrere lunghi periodi in questa località munita di un castello e di solide mura. I Longobardi dimostrano un’attenzione particolare per questo borgo posto sulla strada imperiale per le Gallie. “La venuta di Teodolinda, che certamente non era sola, e le feste pel re richiedevano qualche nobile casa e non potevano sconvenevolmente essere fatte in un borgo di poco o niun conto”, scrive don Calvi. Il titolo di regina, però, non è usuale per il popolo germanico, che consente in via eccezionale alla vedova di restare al comando “per le rare sue qualità e a lenimento di suo cordoglio”, scrive Giovanni Tagliacarne. Le nuove nozze sono fortemente auspicate dalla corte e dai duchi, e, alla fine del 590, la scelta cadrà su Agilulfo, duca di Torino e cognato di Autari, che Cesare Balbo definisce “uomo pro’ e guerriero, e per bellezza e per animo atto al regno” e che sarà proclamato formalmente re nel maggio 591 nell’assemblea tenutasi a Milano ».

Approfondiamo la vicenda delle nozze, che Paolo Diacono colloca proprio a Lomello. E anche in questo caso, in puro stile medievale, la fantasia e la leggenda la fanno da padrone.

Lomello rovine
Le rovine all’ingresso della basilica di Santa Maria Maggiore

« Siamo a novembre, due mesi dopo la morte di Autari. Teodolinda attende il nuovo marito sulla piazza di Lomello e lo sposa in Santa Maria Maggiore, che attualmente in Italia è la chiesa con le volte a crociera più antiche (quelle delle navate laterali). Lascio a voi, cari studenti, la breve, ma affascinante cronaca dello sposalizio reale a firma di Paolo Diacono, qui a fianco, e mi soffermo sulla leggendaria costruzione della chiesa, che don Calvi vuole “sommamente beneficata da Teodolinda”. Chi è l’autore di una delle più interessanti testimonianze architettoniche del romanico lombardo, segnato profondamente dall’influenza transalpina dell’architettura ottoniana? Satana in persona. La leggenda, molto popolare fra gli amanti del mistero e dell’occulto, è contenuta in un dattiloscritto rinvenuto fra le carte del mortarese Attilio Baratti. Il nodo del contendere è la fede cattolica abbracciata da Teodolinda, che aveva spinto il suo popolo ad abiurare l’arianesimo. Questa dottrina cristologica, elaborata dal monaco e teologo cristiano Ario, sosteneva che la natura divina di Gesù fosse sostanzialmente inferiore a quella di Dio contraddicendo così l’idea della Trinità maturata attorno agli scritti di Giustino di Nablus. Sarà condannata al primo concilio di Nicea (325), ma prolifererà soprattutto in Oriente e poi fra i popoli barbari cristianizzati. Così nell’alto Medio Evo la lotta fra cattolici e ariani diventerà contrasto fra “romani” e “barbari”.

nozze
Le nozze di Teodolinda e Agilulfo

Tornando a Lomello, il diavolo non approva le nozze reali perché spianerebbero la strada al cattolicesimo. Le simpatie del demonio erano andate ad Autari, che aveva vietato il battesimo cattolico ai Longobardi. “Allora pensò di farne una delle sue – scrive Baratti. – Il giorno prima delle nozze portò sul cielo di Lomello tutte le nubi più cariche di tuoni e di lampi che aveva in riserva e scatenò un tremendo temporale. I fulmini caddero sulla chiesa già preparata per le nozze, alimentando un grave incendio e in poche ore la chiesa di Lomello fu un mucchio di rovine”. Satana è libero di sghignazzare dall’alto sulle rovine fumanti della chiesa. La pia Teodolinda inizia a piangere e a supplicare il Signore, che ordina al diavolo di ricostruire il luogo di culto durante la notte, prima del suono dell’Ave Maria, pena la costruzione di tre nuove chiese e di un’abbazia. La regina esulta e, traboccante di gioia, va incontro ad Agilulfo per comunicargli la lieta novella. La notizia udita dai cortigiani riecheggia in paese, che attende con trepidazione la notte per assistere al miracolo, ma il diavolo, per nascondere la vergogna, al tramonto fa calare una nebbia così fitta e fredda da costringere i cortigiani a starsene chiusi in castello. In questo modo può lavorare nel più fitto mistero: riesuma dal fondo dell’inferno i migliori ingegneri, architetti e muratori, che però, lasciati senza una direttiva precisa, lavorano nella più completa anarchia.

Intanto l’Ave Maria del mattino sta per suonare. Manca solamente la facciata, ma l’Onnipotente impone a Satana di interrompere i lavori: “Lascia di finire la Chiesa, perché si sappia che le cose belle e buone il diavolo non le sa fare; ma farai viceversa il battistero, dove il figlio di Agilulfo prenderà il battesimo cattolico. Non volevi che la mia Chiesa trionfasse e ora sarà quel battesimo lo scorno tuo più pungente”. Le campane battono il tocco dell’Ave Maria mattutina e il corteo nuziale, composto di conti, paladini e duchi longobardi, esce dal castello ed entra in chiesa. La meraviglia è immensa quando Teodolinda, Agilulfo e la corte si trovano di fronte a un curioso disordine di costruzioni: i muri non corrono paralleli, i colonnati sono di forme e di dimensioni diverse nei fusti, nei capitelli, nel giro dell’arco e nell’altezza dei piedi. E a fianco della chiesa trovano un battistero, costruito nottetempo da Belzebù.

La fama di questo racconto, che travalica i confini lomellini e anche i secoli, si accresce di un ulteriore elemento magico. L’attuale basilica sarà rifatta nell’XI secolo sull’impalcatura di quella originaria per conservare la memoria del miracolo, tanto che la sua peculiare asimmetria ricorda quella costruita dal diavolo ».

Teodolinda è passata alla storia anche per aver convinto i Longobardi, non senza resistenze, ad abbracciare il cattolicesimo.

Teodolinda vangelo
L’evangelario di Teodolinda

« La regina è sostenuta da papa Gregorio Magno, con cui intrattiene una fitta corrispondenza finalizzata, appunto, alla conversione dei Longobardi al cattolicesimo. I contrasti politico-religiosi, però, non mancano. La maggioranza dei duchi rimarrà pagana o tutt’al più ariana, come ariana è la corte di Pavia. Malgrado l’opposizione del marito Autari, la regina riuscirà comunque a far battezzare il figlio Adaloaldo a Monza. La grande fede di Teodolinda si concretizza nelle cospicue donazioni al clero cattolico e nella fondazione di molte chiese, di cui si accolla le spese di gestione e di manutenzione. Due, in particolare, i monasteri fondati a Lomello: Sant’Agata, affidato alle suore Cassinesi, e Santa Maria in Galilea, in cui opereranno le monache Vallombrosane, entrambi appartenenti all’Ordine di San Benedetto. Padre Portalupi ritiene attendibile la prima notizia, ma dubita della seconda. In realtà, anche queste testimonianze dell’attività religiosa di Teodolinda a Lomello sono frutto della leggenda. Ciò può essere motivato dal fatto che il popolo era molto affezionato alla regina, che peraltro portava un nome emblematico: Theud (popolo) lind (scudo, protezione). Anche nella vicina Ferrera Erbognone, per esempio, la popolazione le attribuisce la costruzione di una torre di avvistamento, oggi torre campanaria a servizio della parrocchiale di San Giovanni Battista che gli storici, invece, datano intorno all’XI secolo.

Nel 615, dopo un quarto di secolo di regno, Agilulfo muore e Teodolinda resta vedova per la seconda volta. Secondo la legge longobarda non è autorizzata a governare da sola e quindi si aprono tre alternative: può risposarsi; lascia il trono ad Arioaldo, marito di sua figlia Gundeberga; passa le consegne al figlio Adaloaldo, che ha tredici anni e che per la legge longobarda è maggiorenne. Invece Paolo Diacono scrive che la regina governerà per dieci anni per conto del figlio, finché non sarà spodestata dal genero Arioaldo prima di morire, sembra, nel 625 ».

Lomello sarà ancora al centro della storia longobarda nel 629 con Gundeberga, figlia di Teodolinda. Grazie a quest’occasione l’oppidum lomellino potrà vantare di essere il primo al centro di un’ordalia, il “giudizio di Dio”.

« Protagonisti sono il re Arioaldo e la moglie Gundeberga. Secondo Fredegario, storico franco di origine burgunda, in un giorno del 629 Gundeberga esprime ingenuamente parole di lode per l’avvenente cortigiano Adalulfo. In realtà, si tratta di un banale apprezzamento circa la sua alta statura, ma il nobile, visibilmente compiaciuto, avanza proposte disoneste alla regina. La risposta sarà uno sputo sul viso, come ricorda padre Angelo Fumagalli nel libro del 1792 Delle antichità longobardico-milanesi illustrate con dissertazioni dai monaci della Congregazione cisterciense di Lombardia. Adalulfo si lascia trascinare dal risentimento e si reca dal re per accusare la regina di intese segrete con Tassone, duca del Friuli, allo scopo di attentare alla vita del sovrano. Arioaldo dà credito al nobile e ordina di rinchiudere la regina “in unam turrem” della rocca di Lomello. La prigionia durerà tre anni, finché, anche in seguito alla pressione del re dei Franchi, Clotario ii, cugino della regina, si arriva a un compromesso. Adalulfo dovrà scontrarsi in singolar tenzone con Pittone, difensore dell’onore di Gundeberga. Secondo Cesare Balbo, si tratta del primo caso di ordalia in Italia, procedura basata sulla premessa che Dio avrebbe aiutato l’innocente.

L’ordalia – ordàlia alla latina o ordalìa alla francese, dal latino medievale ordalium e dal longobardo ordaïl – era un’antica pratica giuridica, secondo cui l’innocenza o la colpevolezza dell’accusato erano determinate sottoponendolo a una prova dolorosa o a un duello. La determinazione dell’innocenza derivava dalla vittoria nel duello oppure dal completamento della prova senza subire danni (o dalla rapida guarigione delle lesioni riportate). Nel combattimento, svoltosi con ogni probabilità a Pavia, Adalulfo è vinto ai primi colpi di spada e ucciso. Gundeberga, così solennemente vendicata, lascerà la torre della rocca lomellese e riprenderà il suo posto sul trono ».

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