Mortara, i Franchi e i Longobardi

Dal capitolo “Il loco della pugna Mortara nominaro” del mio libro Fatti d’arme e condottieri in Lomellina. Duemila anni di battaglie

Parte prima

A Mortara, il 12 ottobre 773, si combatte, o si sarebbe combattuta come vedremo più avanti, la battaglia campale fra i Longobardi di re Desiderio e i Franchi di re Carlo, il futuro Magno. Qual è l’antefatto?

« Alla morte di re Astolfo, nel 756, il regno longobardo è scosso dalla contesa per il trono fra Rachis, l’ex re dichiarato decaduto e ritiratosi nel monastero di Monte Cassino, e il pretendente Desiderio, duca di Tuscia, che ottiene l’appoggio di papa Stefano ii e dei Franchi di Pipino il Breve. Nel marzo 757 Desiderio riafferma il controllo longobardo sul territorio facendo leva sui Romanici: vi ricordo che, nell’alto Medio Evo, con questo termine s’indica la popolazione di un territorio soggetta a una classe dominante germanica. Nel regno longobardo, in particolare, la parte maggioritaria è composta dai discendenti delle antiche popolazioni latine e italiche, e di quelle presenti nella Penisola da secoli e già profondamente romanizzate (Celti, Liguri, Etruschi); altri elementi erano quelli greco-bizantini, passati con il tempo sotto il dominio dei Longobardi, e quelli risalenti a precedenti incursioni germaniche, in particolare quelle di Ostrogoti e Visigoti. Inoltre, Desiderio crea una rete di monasteri governati da aristocratici longobardi e arriva a patti con il nuovo papa, Paolo I; sviluppa poi una disinvolta politica matrimoniale sposando una figlia, Ermengarda, al re franco Carlo Magno e un’altra al duca di Baviera, Tassilone.

Longobardi
Il regno longobardo in Italia (territori in marroncino)

Oltralpe, nel 771, la morte di Carlomanno lascia mano libera al fratello Carlo Magno che, ormai saldo sul trono, ripudia Ermengarda rispedendola a Pavia. L’anno successivo, il nuovo papa Adriano I, avversario di Desiderio, pretende la consegna di alcuni territori promessi e mai ceduti dal re longobardo. Carlo Magno viene in aiuto del papa e, tra il 773 e il 774, invade l’Italia. »

Quali passi alpini utilizza l’esercito franco per calare nella pianura padana? E dove s’incrociano per la prima volta le armi franche e longobarde?

« L’armata franca, nel settembre 773, valica le Alpi Pennine e Cozie divisa in due eserciti. La parte più imponente, condotta dallo stesso Carlo sceglie la via del Moncenisio e la seconda, di dimensioni più ridotte, agli ordini del conte Bernardo, zio di Carlo, sfrutta il passo del gran San Bernardo. Il mortarese Tessera, citando lo storico milanese Bernardino Corio (1459-1519), aggiunge un terzo corpo, capitanato dal celebre Orlando, nipote e paladino di Carlo: il futuro protagonista della Chanson de Roland, dell’Orlando innamorato e dell’Orlando furioso sarebbe sceso per il colle dell’Agnello, posto a 2.748 metri di altitudine. È un valico delle Alpi Cozie a ovest del Monviso, il terzo più alto d’Europa dopo il colle dell’Iseran e il passo dello Stelvio. Secondo l’opinione dei più, Carlo sarebbe passato fra il monte Capraio e il monte Pirchiriano, non lontano dalla Sacra di San Michele, oggi monumento simbolo del Piemonte situato nella bassa Val di Susa. In questo luogo, nell’Adelchi manzoniano, il re franco grida: “Terra d’Italia, io pianto/nel tuo sen questa lancia e ti conquisto”. Nei pressi della città di Susa si trova di fronte l’esercito longobardo comandato da re Desiderio, che riesce ad arginare l’invasione grazie a una massiccia catena di sbarramenti. Intanto, il secondo esercito ridiscende la Valle d’Aosta puntando contro il secondo troncone longobardo affidato ad Adelchi, figlio di Desiderio, che viene sbaragliato da Bernardo, diretto a marce forzate verso Pavia. dal canto suo, Desiderio è costretto a ritirarsi lasciando campo aperto ai franchi.

A dir vero, parecchi storici ritengono che nessuna battaglia sia avvenuta al Moncenisio e alle Chiuse alla luce della viltà dei Longobardi, i quali si sarebbero messi in fuga all’apparire del nemico. Il mortarese Tessera, però, s’interroga: “Perché i Longobardi sarebbero andati sin là a occupare quella forte posizione, se non si sentivan capaci della più piccola resistenza? Perché, quand’appena Desiderio avesse dubitato di tal fiacchezza, si sarebbe coll’esercito allontanato tanto dalla robusta sua Pavia?”. Si può supporre, poi, che Carlo non volesse cimentarsi in una battaglia campale prima di essersi ricongiunto al conte Bernardo, il quale tentava un altro varco. È probabile che Desiderio, avuta notizia delle truppe che stanno per aggirarlo e del secondo esercito franco che avrebbe potuto frapporsi fra lui e Pavia, senta la necessità – abbandonando una linea ormai inutile – di occuparne un’altra, da cui contrastare il passo ai due eserciti nemici ».

Siamo alla battaglia di Mortara. I Longobardi, dopo essere venuto meno il baluardo delle Chiuse, devono chiudere agli eserciti franchi la via per il Ticino.

« Desiderio sceglie un punto nei pressi di Vercelli. Sa che la città si trova lungo la strada diretta alla capitale longobarda, Pavia, attraversando Selva Bella e la Silva Carbonaria, immensa foresta tra il Ticino, il Terdoppio e il Po. Inoltre, sempre secondo Enrico Tessera, i Longobardi “hanno in seconda linea la rocca d’Autari, detta Beldeportus, tutt’affatto vicina a Mortara, la quale doveva, secondo il genio dei tempi, essere forte arnese di guerra e geniale stazione di caccia”. In questo punto, Desiderio avrebbe potuto tentar di nuovo di opporre resistenza senza ritirarsi in tutta fretta a Pavia. Del resto, un fatto d’armi a Vercelli è citato anche da Jacopo d’Acqui, frate domenicano del xiv secolo autore di un Chronicon imaginis mundi, in cui accoglie leggende carolingie francesi e italiane che lo rendono particolarmente interessante. Ne parlano poi Stefano Breventano, autore del libro Istoria della antichità, nobiltà et delle cose notabili della città di Pavia (1570), Antonio Maria Spelta (1559-1632), poeta e storico, autore di una Storia di Pavia, e lo stesso Corio, che parla di una “sanguinosa pugna, lungamente continuata con varia fortuna, finché si decise a favore dei Franchi”. Anche Pilade Brizio, nella biografia di Carlo Magno, accenna a combattimenti avvenuti nell’agro vercellese.

Carlo
Carlo Magno, re dei Franchi

Molti storici, inoltre, sostengono che i Longobardi abbiano interrotto la ritirata nel momento in cui si sono trovati di fronte alla Silva Bella, cioè attorno a Mortara. Spelta scrive: “Per questo sì felice principio sospingendosi, Carlo fece che Desiderio a Bellaselva si ritirasse”. E Corio conferma: “Per le fatte dolorose perdite i Longobardi dovettero riparare a Selvabella, e quivi Desiderio più che poté, remettendo le genti d’armi, con grand’animo si fortificò”.

I sostenitori della battaglia, al contrario, scrivono che avvenne il 12 ottobre 773. Nel XIV secolo il pisano Fazio degli Uberti, figlio di quel Farinata ricordato da Dante Alighieri, nel suo Dittamondo scrive: “Giunti a Mortara udimmo dire a pieno/che per li morti il nome prese/quando li dui compagni venner meno” ». I Longobardi si sono trincerati in questa area ricca di foreste e di vegetazione, sulla sinistra del torrente Arbogna. Lo scontro fra i due eserciti inizia come una scaramuccia. Corio afferma che le truppe di Desiderio stanno manovrando a difesa di un convoglio di vettovaglie, quando numerosi reparti sono gradualmente coinvolti in un “serissimo fatto d’armi”, che durerà l’intera giornata e cui parteciperanno i due sovrani. All’inizio, i Franchi sono incalzati e devono ripiegare sino agli alloggiamenti. La battaglia s’interrompe per circa un’ora, ma poi Carlo riceve poderosi rinforzi a Carlo e la battaglia si rinnova fino alla disfatta dei Longobardi, che prendono la strada di Pavia. Da ambo le parti si combatte con tale accanimento e ferocia che le perdite nelle file sia dei Longobardi sia dei Franchi saranno immense. Sul terreno rimangono 76.000 uomini tra morti e feriti: 44.000 longobardi e 32.000 franchi. “La memoria dell’uomo contemporaneo non ricordava altre battaglie dall’esito così sanguinoso”, scrive Tessera. Alla metà dell’Ottocento, Tagliacarne sostiene la tesi della battaglia a Mortara: “Carlo batté pria nei contorni di Vercelli, indi più micidialmente in que’ di Silva Bella, ora Mortara, l’opponente Desiderio” ».

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