La Regina dell’avanguardia italiana

Il 2021 è l’anno della riscoperta della medese Regina Cassolo. La prima donna scultrice dell’avanguardia italiana sarà celebrata alla Galleria d’arte moderna e contemporanea (Gamec) di Bergamo, al Centre Pompidou di Parigi e al Guggenheim di Bilbao. Lorenzo Giusti, direttore della Gamec e curatore della mostra “Regina. Della scultura” con Chiara Gatti, riassume: «È la prima grande retrospettiva dedicata a Regina Cassolo, una delle figure più affascinanti del panorama artistico europeo del Novecento. Nata dall’acquisizione di un importante nucleo di opere dell’artista da parte della Gamec e del Pompidou, la mostra raccoglie 250 lavori all’interno di un percorso che abbraccia mezzo secolo di attività artistica, dagli anni Venti ai primi anni Settanta. Ora attendiamo che la Lombardia torni in zona gialla e poi resteremo aperti fino al 29 agosto».

A Bergamo le strutture dell’allestimento, realizzato dal designer Francesco Faccin, sono pronte: sono state posizionate anche diverse opere e una buona parte dei disegni. «Aspettiamo di sapere quando potremo aprire per trasferire le sculture e i pezzi più importanti – conferma Giusti – Nel frattempo sfruttiamo questo tempo, che in origine non avevamo, per fare ritocchi e curare i dettagli».

Regina Cassolo in abiti “futuristi” in sella a una motocicletta

Duecentocinquanta opere, tra sculture, disegni, cartamodelli e taccuini, guideranno il pubblico in un percorso che si sviluppa per temi ed epoche intrecciando i contatti con i movimenti dell’avanguardia e le vicende biografiche. Il viaggio nell’universo di Regina prenderà avvio dalla formazione accademica, con i primi ritratti realisti di sapore novecentesco e gli studi sintetici degli animali grazie ai prestiti della collezione Archivio Gaetano e Zoe Fermani, di altri privati e del Museo Regina di Mede, che custodisce una parte significativa della produzione degli esordi e che ha prestato un terzo delle opere. «Il nostro evento – dice ancora Giusti – mira ad analizzare la riflessione formale di una personalità unica, rimasta a torto ai margini della storia e riscoperta adesso quale figura complessa, sperimentatrice, versatile e poetica. Regina ha piegato la ricerca accademica e naturalistica all’uso di materiali inediti: alluminio, filo di ferro, latta, stagno, carta vetrata, ma anche gesso e cemento, sono stati i mezzi privilegiati di una continua e inesausta indagine compositiva ed espressiva».

La Gamec di Bergamo ha fatto gioco di squadra con il Centro Pompidou, che dal 5 maggio al 6 settembre prossimi esporrà diversi pezzi dell’artista medese nella mostra sulle donne e l’astrazione nel Ventesimo secolo, a cura di Christine Macel e Karolina Lewandowska. In autunno lo stesso materiale passerà nei Paesi Baschi, al Guggenheim di Bilbao.

Piccola Italiana

Opere come Piccola italiana, Amante dell’aviatore, Aerosensibilità, Danzatrice, le varie Strutture in plexiglas e i Collage di carte velluto colorate rappresentano il vertice dell’opera di Regina Cassolo, che la Gamec di Bergamo aveva scoperto quattro anni fa in occasione di una collettiva sulle donne del futurismo. «In quel contesto – conclude Giusti – il lavoro della lomellina Regina era emerso per indubbia qualità e così io e Chiara Gatti ci siamo messi all’opera per allestire una retrospettiva di ampio respiro: abbiamo coinvolto in primis il Museo Regina di Mede, che conserva molte sculture degli anni Trenta e Quaranta e poi i collezionisti privati, fra cui l’archivio dei coniugi milanesi Fermani, che furono amici di famiglia di Regina e del marito Luigi Bracchi. Nella nostra mostra, in particolare, spiccano lavori finora poco valorizzati come i disegni e i cartamodelli preparatori per sculture, dalla forte valenza estetica. Non dimentichiamo poi che i modelli puntati con spilli, secondo una pratica sartoriale applicata alla vocazione aerea delle sue figure, servivano a Regina per sagomare il metallo senza incertezze, con energia e dolcezza».

«Lo sa dove può arrivare un’artista che parte così?», chiedeva Edoardo Persico a Carlo Belli dopo avergli mostrato una scultura di Regina “composta di ritagli di latta disposti ingegnosamente in modo da evocare la figura di una donnetta con cappellino sulle ventitré”. «Non saprei – replicava imbarazzato Belli, critico di Rovereto che avrebbe scritto il manifesto italiano dell’arte astratta – Forse a un certo domestico cubismo». Edoardo Persico, operaio napoletano della Fiat e amico di Piero Gobetti, trasferitosi a Milano per fondare la Galleria del Milione e poi dirigere la celebre rivista “La Casa bella”, fu di fatto il primo sostenitore di Regina. Fondamentale la sua recensione alla mostra di Regina e del marito Luigi Bracchi allestita nel 1931 alla Galleria del Senato, in una Milano-cantiere del razionalismo architettonico.

Omaggio a Charles P. Conrad e Alan Bean

Da Mede al centro del mondo artistico nazionale

Regina Prassede Cassolo nasce a Mede nel 1894, figlia di un macellaio rimasta orfana in giovane età: nel 1921 si trasferisce a Milano, nel condominio di via Rossini dove risiederà per tutta la vita. «Era una piccola e domestica donna italiana – scrive Lorenzo Giusti nel catalogo della mostra di Bergamo – per quanto un po’ eccentrica, in un condominio di soli uomini: Luigi Bracchi, suo futuro marito, Giovanni Battista Alloati, Filippo Tommaso Marinetti, Marcello Nizzoli, Bruno Munari Fillia e Carlo Belloli, per citare, tra i diversi compagni di strada, quelli che le furono al fianco nel primo tratto. In questi circoli maschili dell’avanguardia, Regina entrava bussando e si muoveva in punta di piedi, senza mai strepitare». I suoi lavori non furono mai considerati prettamente futuristi: non soltanto quelli realizzati prima del 1933, ma neppure i lavori polimaterici con cui per la prima volta si avvicinò al movimento, né le opere riferibili agli anni tra il 1934 e il 1940. Nel 1934 partecipa alla XIX Biennale di Venezia e un anno dopo alla seconda Quadriennale d’arte contemporanea di Roma. Nel 1951, terminata la parentesi della guerra, Regina inizia a concentrarsi sulla natura creando sculture e dipinti dalle perfette forme geometriche e avvicinandosi al Movimento arte concreta (Mac) fino al 1958, quando il gruppo si scioglie, e la scultrice lomellina si sposta su materiali e tecniche nuove, come plastica, plexiglas, acciaio e fiamma ossidrica. In quest’ottica nel 1969 partecipa alla mostra dedicata al futurismo “Nuovi materiali, nuove tecniche” di Caorle e nel 1971 pubblica il “Linguaggio del Canarino”, monografia dedicata alla sua arte. Continua a partecipare a mostre sino al 1974, quando muore per le conseguenze di una caduta accidentale nella sua casa di Milano.

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