«Da cameriere in Versilia al grande successo»

«Racconterò le storie quotidiane di tutti noi. Con grande libertà perché il palco sarà più grande senza Pieraccioni e Carlo Conti». Giorgio Panariello presenta così, con il sorriso sulle labbra e il consueto umorismo, lo spettacolo “Story”, un lungo monologo in cui, da solo sul palcoscenico e di fronte al pubblico ritrovato dopo svariati mesi, rivela com’è nato “Panariello”. Stasera (14 luglio), alle 21, il comico salirà sul palcoscenico del castello di Vigevano per raccontare, dagli esordi ai più prestigiosi palchi italiani, la storia a lieto fine di un giovane cameriere della Versilia che realizza il sogno di diventare uno dei più conosciuti one man show d’Italia. Immancabile il richiamo agli amici Pieraccioni e Conti, con cui alla metà degli anni Ottanta aveva formato un trio comico, Fratelli d’Italia, che furoreggiava nei teatri della Toscana.

Panariello, quale sarà il comun denominatore dello spettacolo di Vigevano?

«La mia storia, che poi è quella di tanti italiani anonimi venuti su dal nulla e poi diventati qualcuno. Oggi la vita quotidiana si racconta su Instagram, ma quarant’anni fa ci si doveva affidare alla memoria: ciò che ho fatto riportando alla luce personaggi tipicamente toscani come lo scolaro Simone, l’ubriaco Merigo e Mario il bagnino. In gioventù io ho lavorato in un cantiere navale di Viareggio e poi, in Versilia, ho fatto svariati lavori, tra cui il cameriere in diversi locali come La Capannina. Intanto, sempre a Forte dei Marmi, facevo il deejay e l’imitatore nella trasmissione Radiosquillo, proposta anche in svariate discoteche della Versilia. In quella trasmissione nascono il personaggio di Merigo e l’imitazione di Renato Zero. Quindi a Vigevano ripercorrerò in solitaria queste istantanee rimaste nella mia memoria facendo presente che il lavoro del cameriere di oggi presuppone anche un surplus di lavoro: la fotografia al gruppo seduto al tavolo da postare subito su qualche rete sociale».

Ci regala un aggettivo per i suoi grandi amici, Pieraccioni e Conti?

«Direi pigro per Pieraccioni. Non mi viene un’altra definizione considerato che dirige un film ogni sei anni. Invece per Conti mi viene puntiglioso: Carlo è molto preciso, è un professionista attento ai dettagli, al contrario del sottoscritto che si affida molto all’improvvisazione del momento. Ah, se posso aggiungere un secondo aggettivo per Carlo, direi abbronzato».

E non può mancare un aggettivo per il suo alter ego Renato Zero.

«Più che aggettivo, vorrei usare un sostantivo: maestro. Ma, per carità, non definitelo un mio alter ego perché lui è e si ritiene unico. Fra l’altro, il personaggio di Renato sarà molto presente anche in “La favola mia”, lo spettacolo che metterò in scena da gennaio. Tante risate, un pizzico d’irriverenza, attualità e grandi classici del mio repertorio: sono gli ingredienti dello spettacolo con cui ripercorrerò gli ultimi vent’anni tra teatro, cinema e televisione in una veste inedita e attuale».

Nel novembre scorso lei ha scritto il romanzo “Io sono mio fratello”. Come lo potrebbe riassumere?

«Un libro straziante e dolcissimo, che, grazie all’onestà e all’accuratezza dei sentimenti, vorrebbe muovere le corde più profonde delle nostre emozioni. Io e mio fratello minore Franco siamo stati abbandonati dalla madre dopo la nascita. Io fui affidato ai nonni materni, mentre Franco finì in un istituto per poi cadere nella tossicodipendenza e in una tragica fine. In questo libro per la prima volta ho deciso di raccontare il mio senso di colpa».

Com’è ritornare sul palco dopo tanti mesi?

«Mi è costato stare lontano dalla scena e sinceramente mi spaventa ripartire. Ma tutto andrà bene».

https://laprovinciapavese.gelocal.it/tempo-libero/2021/07/14/news/panariello-si-faccio-ridere-parlando-di-me-ma-noi-italiani-siamo-un-po-tutti-uguali-1.40496561

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