La Festa in cascina di Pieve del Cairo

Pieve del Cairo Festa cascina

La Festa del lavoro di Castello d’Agogna

Castello d'Agogna Festa del lavoro

La Sagra del Pursè nègar di Garlasco

Garlasco Sagra Suino nero

Pavia e la sua provincia a Expo 2015

ExpoIl riso e il vino di Pavia, della Lomellina e dell’Oltrepò sono pronti a sbarcare a Expo 2015, il cui tema è “Nutrire il pianeta, energia per la vita”. Questa, a meno di una settimana dal taglio del nastro, è la mappa delle presenze pavesi all’interno del parco tematico di Rho Fiera. In primo piano ci sarà il riso, di cui Pavese e Lomellina sono i primi produttori europei grazie ai 75mila ettari coltivati a risaia.

L’Ente nazionale risi sarà presente nel padiglione di Federalimentare “Cibus è Italia”, a fianco di 51 aziende risiere. Fra loro ci saranno la Curti Riso di Valle Lomellina e la Riso Gallo di Robbio, oltre alle aziende agricole Carnevale di Cozzo, “La Gallinella” di Velezzo Lomellina e “Ferraris Luigi” di Mortara, e alla riseria Cusaro di Pavia. In “Cibus è Italia” saranno rappresentate anche la Provincia e la Camera di Commercio di Pavia, affiancate da Alessandria, Biella, Mantova Novara, Oristano, Pavia, Vercelli e Verona. Alla presentazione svoltasi a Milano è intervenuto, fra gli altri, Paolo Carrà, commissario straordinario dell’Ente nazionale risi. «Lo spirito con cui abbiamo deciso di partecipare a Expo – ha detto – è, da un lato, quello di far conoscere a un pubblico internazionale i valori di salubrità e versatilità del nostro riso e del piatto tipico, il risotto, e le bellezze dei territori risicoli italiani; dall’altro, spingere le aziende trasformatrici a internazionalizzarsi e a scoprire nuovi mercati».

A Milano non mancherà Riso Scotti, in qualità di sponsor ufficiale del Cluster del Riso. Suo punto di forza sarà il piatto “Zafferano e riso alla milanese D’O”, realizzato in esclusiva per Expo 2015 con una speciale selezione di riso Carnaroli Scotti invecchiato e firmato da Davide Oldani. Lo chef ambassador di Expo ha contribuito alla messa a punto di un riso unico: un Carnaroli lomellino messo a riposo almeno 18 mesi dal raccolto. «Andiamo oltre la tradizione perché crediamo nella tradizione – afferma Valentina Scotti, responsabile del Marketing internazionale e sesta generazione di risieri alla guida del marchio omonimo accanto al padre Dario – Solo dalla profonda conoscenza delle varietà e delle performance dei nostri risi migliori poteva nascere una simile rivoluzione. Mancava l’estro creativo di un grande chef per trasformarla in una ricetta unica, conosciuta e apprezzata in tutto il mondo, con quelle note di innovazione che la ristorazione moderna chiede per poter dialogare con gusti e palati di culture e paesi differenti».

Protagonista a Milano sarà anche la Camera di Commercio di Pavia. «Saremo nel padiglione “Cibus è Italia” – spiega Patrizia Achille, responsabile del servizio Promozione dell’economia locale – collocato di fronte all’ingresso Est di Expo, di fronte al parco della BioDiversità: si tratta di una grande struttura che si sviluppa su due piani espositivi più una terrazza per incontri». Da non perdere i sei “eventi-cene” sulla terrazza del padiglione: la data di apertura, a maggio, è riservata all’Ente risi, mentre il 12 giugno sotto i riflettori andrà la Provincia di Pavia. A ottobre ecco l’evento di chiusura comune a tutti i partecipanti. Inoltre, il 12 maggio e dal 6 al 22 giugno la Provincia sarà presente con i prodotti tipici del Paniere Pavese a cascina Triulza, con uno spazio di 16 metri quadrati. Settore vino: il Distretto del vino di qualità dell’Oltrepo Pavese, guidato dal presidente Fabiano Giorgi, si posizionerà nel padiglione “A taste of Italy”, collocato all’incrocio tra il Cardo e il Decumano. L’area sarà allestita con tre wine dispenser (24 postazioni) per degustare i vini dei produttori aderenti al Distretto: nel dettaglio, dodici postazioni per rossi fermi, otto postazioni per spumanti e frizzanti tutti, quattro postazioni di bianchi e rosati fermi.

Anche il Consorzio tutela vini Oltrepò Pavese ha delineato una strategia di supporto alle aziende. «Nel Padiglione Italia, all’interno dello stand di Regione Lombardia – spiega il direttore Emanuele Bottiroli – la presenza istituzionale darà visibilità ai vini, ai sapori e al territorio nel suo insieme: ricettività, natura e cultura. Lo spazio potrà essere utilizzato gratuitamente per una singola giornata dalle imprese che ne faranno richiesta per essere inserite nel calendario». Inoltre, nello spazio di promozione e vendita che si affaccia sulla Lake Arena, una postazione con tablet dedicato sarà gestita dal Consorzio e ceduta settimanalmente alle aziende interessate a raccontarsi al pubblico guadagnando una maggior evidenza. «Si tratta di uno spazio di altissima visibilità, in fondo al Cardo, il grande viale d’entrata che ospita anche Palazzo Italia – aggiunge Bottiroli – Lo spazio è composto da due cupole affiancate, concepito per ospitare un mercato di grande impatto emozionale».

Nasce a Confienza il primo Museo agricolo multimediale

Confienza MamÈ nato in Lomellina uno dei primi esempi in Italia di Museo agricolo multimediale, viaggio tecnologico alla scoperta della storia, della cultura e della coltivazione del riso. Il Mam (questa la sua abbreviazione) è collocato a Confienza, all’interno della tenuta Kyrie, cascina già esistente nel XVI secolo situata sulla strada per Vespolate.

Vero gioiello di tecnologia, il Mam, finanziato in parte dal Gruppo d’azione locale (Gal) Lomellina, è riuscito a nascere nella più tipica campagna locale senza disturbarla, anzi ponendosi come valore aggiunto di questo territorio, spiegandolo, illustrandolo, svelandone i segreti. Questa è stata la grande intuizione della famiglia Costamagna, che l’ha fortemente voluto.

Da sinistra, Guardamagna, Costamagna e Sormani
Da sinistra, Guardamagna, Costamagna e Sormani

«Per il Gal – spiega il direttore Luca Sormani – il museo rappresenta un esempio lampante di valorizzazione del nostro patrimonio storico-architettonico che s’innesta in un altrettanto emblematico processo di promozione del mondo culturale in cui siamo inseriti, cioè quello agricolo legato alla coltivazione del riso. Il Mam rappresenta un’opportunità in più sotto il profilo turistico, in quanto non solo con questo progetto si è riusciti a tenere in vita una struttura architettonicamente importante come la tenuta Kyrie, ma è stato inoltre realizzato un museo tecnologicamente all’avanguardia, uno dei primi in Italia, che vuole promuovere il nostro passato coniugando storia e futuro».

Il visitatore, nella splendida cornice della cascina Kyrie, non solo potrà osservare le coltivazioni e la natura circostante, ma avrà la possibilità di immergersi in un tour comprensivo che ripercorre il passato agricolo della Lomellina.

Il percorso multimediale non solo ricostruisce la storia della cascina Kyrie, ma anche quella della chiesa di Sant’Ignazio, fiore all’occhiello del complesso. Tutto questo, senza scordare la Via Francigena e il Parco della Valle del Ticino, illustri vicini del territorio di Confienza, e il riso, grande protagonista.

Il percorso è adatto a scolaresche delle scuole medie inferiori e superiori, oltre che per gruppi di adulti. La rilevanza della chiesa e la vicinanza con la mitica via Francigena la rendono una meta interessante anche per il turismo religioso.

«Il Mam – spiega il presidente del Gal, Giorgio Guardamagna – è una delle dimostrazioni positive di come il Gal ha operato in questi anni sul territorio. Un altro tassello che dimostra come i fondi che avevamo a disposizione siano andati a buon fine, senza sperperi. Abbiamo riversato sul territorio e principalmente alle aziende congrui contributi finalizzati a oltre novanta progetti precisi in cinque anni. Il Mam è un esempio di questi, un modello innovativo di come il Gal sia riuscito a massimizzare questo importante sforzo. Ora siamo in attesa che la Comunità europea declini la nuova programmazione».

Info: Museo agricolo multimediale

Tenuta Kyrie, strada per Vespolate, Confienza

www.kyriemuseomultimediale.it

La contessa nera, intervista di Paola Badi

L'ingresso della cascina Cerino di Semiana
L’ingresso della cascina Cerino di Semiana

 Come nasce questo romanzo?

«Da una storia che conoscevo nei dettagli: quella dei conti Carminati di Brambilla, insediatisi a Semiana, in Lomellina, fra il 1921 e il 1923. L’ho inserita come corpo principale nel noir edito da Fratelli Frilli Editori. Ho voluto far emergere una cupa vicenda di violenza e di seduzione, il cui confine è sempre molto labile nei protagonisti di questo noir». 

Quanto c’è di vero e quanto di fantasia in questa opera?

«Direi che la realtà supera ampiamente la fantasia: in percentuale, diciamo 90 a 10. Innanzi tutto, l’omicidio attorno a cui ruota il romanzo è avvenuto proprio fra le mura del castello di Semiana. Poi ci sono i personaggi e i luoghi, teatro dell’impetuosa nascita del fascismo in una delle terre più floride d’Italia. La mia fantasia ha partorito solamente pochissime figure, ovviamente per motivi di struttura narrativa: il maresciallo Pesenti, il brigadiere Massobrio e il giovane Aurelio».

 La Contessa nera è una donna veramente esistita?

«Certamente! Giulia Mattavelli era la figlia di un portalettere di Lanzo d’Intelvi, paese comasco al confine con la Svizzera. Riuscì a diventare la convivente e poi la moglie del conte Carminati e, in Lomellina, sparse il terrore e la morte fra i contadini socialisti. Dopo la Liberazione riuscì a evitare il carcere e morì a Como nel 1975 alla veneranda età di 83 anni». 

Ci vuoi parlare di questa donna così diabolica, spietata?

«Usava le grazie femminili per sedurre i ras fascisti sia locali sia nazionali. Sesso e politica, potremmo riassumere con uno slogan. Sotto le lenzuola del suo letto si decidevano strategie, spedizioni punitive, alleanze. Quando il ras mortarese Cesare Forni dovette cedere il passo a Francesco Giunta, segretario nazionale del Partito nazionale fascista, ne nacque un dissidio violentissimo, che sfociò in un duello alla sciabola. Giulia concesse i suoi favori anche a Renato Ricci, ras di Carrara, e, ovviamente, a Benito Mussolini, che in fatto di donne non si faceva pregare».

Come mai hai scelto questo periodo storico: per Giulia Mattavelli o per un altro motivo?

«È un periodo chiave della storia contemporanea italiana. In questo senso la Mattavelli è una pedina come tante che si muove sulla scacchiera nazionale. Ho voluto far riemergere – se mai ce ne fosse ancora bisogno – i drammatici mesi che precedettero la marcia su Roma e l’instaurazione della dittatura. La Lomellina era una zona cruciale per la conquista del potere assoluto da parte di Mussolini: da qui, nell’estate 1922, partirono le squadre d’azione di Forni alla conquista prima di Novara e poi di Milano».

 Che tipo di difficoltà hai riscontrato nella stesura del romanzo?

«Nessuna in particolare. Ho inserito l’omicidio in un contesto che avevo già studiato a fondo. Se di difficoltà vogliamo parlare, possiamo riferirci ai tratti caratteristici della contessa: ho lavorato, di più rispetto agli altri personaggi, sulla psicologia e sulle “turbe caratteriali” della Mattavelli, che in due anni tanto dolore hanno provocato alle famiglie semianesi».

Ho notato, rispetto “Il Brigante e la mondina”, un cambio di stile di scrittura, meno giornalistico: è stato difficile cambiare o ti è venuto naturale?

«Posso confermare che effettivamente c’è stata un’evoluzione nello stile. Non dimenticare, Paola, che quello era il mio debutto, con tutto ciò che comporta. Con la “Contessa nera” mi sono un po’ più “sciolto”, ho cercato di prestare maggiore attenzione ai dialoghi e anche alla lingua e al gergo utilizzati dai vari attori del romanzo. E poi, per dirla con un termine cinematografico, ci sono molte più scene d’azione, che nelle mie intenzioni dovrebbero rendere la narrazione più avvincente».

Nella prima indagine Angelo Pesenti era un brigadiere, in questa seconda è un maresciallo dei carabinieri: ci sarà una terza indagine con un altro aumento di grado per Pesenti?

«Prima di risponderti, vorrei svelare un segreto. In realtà un maresciallo indagò sui delitti commessi dai fascisti di Semiana: si chiamava Vincenzo Pozzi ed era di stanza a Mede. Io, per motivi di continuità letteraria, gli ho sovrapposto Pesenti, che allo stesso tempo è stato promosso dopo l’uccisione del Biundìn. Per venire alla tua domanda, credo proprio che Pesenti ritornerà in una terza indagine: poi, per ragioni anagrafiche, lo manderemo in pensione…».

Un’ultima domanda: per il prossimo romanzo hai già in mente il periodo storico e il personaggio principale?

«Vorrei ambientarlo negli ultimi anni della Seconda guerra mondiale, fra Lomellina e Oltrepò Pavese, sulle cui montagne si combatté la guerra di Liberazione. Sinceramente non so ancora chi affiancare a Pesenti nel ruolo di protagonista-antagonista: prima dovrò documentarmi al meglio sui testi storici e sui diari dell’epoca».

 Grazie del tempo che ci hai dedicato e arrivederci al tuo prossimo libro.

 Paola Badi

www.giallomania.it

Intervista di Paola Badi

Umberto, a che età sei stato catturato dalla passione per la scrittura? E da quanti anni professi l’attività giornalistica?

 «Subito dopo la laurea, quindi circa vent’anni fa. Non avevo mai “scritto” prima, ma sentivo che in qualche modo quello sarebbe stato il mio destino. Alla fine del 1995 inviai il curriculum a un settimanale locale e così iniziai a scrivere della terra di Lomellina».

Continua a leggere

Il brigante e la mondina. Lomellina 1902

La copertina del noir Fratelli Frilli
La copertina del noir Fratelli Frilli

Questo è il mio primo parto “letterario”, dopo alcuni libri di storia locale. La “colpa” è di Riccardo Sedini, presidente dell’associazione Giallomania, che mi ha spinto a presentare un manoscritto alla Fratelli Frilli Editori.
Lomellina, maggio 1902. Pietro Gusmani, fittabile della cascina Confaloniera di Ferrera Erbognone, viene ucciso pochi secondi dopo aver accolto le mondine dell’Oltrepò Pavese. L’omicida, una donna dalla folta chioma mora, riesce a fuggire al di là del torrente Agogna facendo perdere le sue tracce. Le indagini sono condotte dal brigadiere Angelo Pesenti, che allo stesso tempo dà anche la caccia al brigante monferrino Francesco De Michelis, detto il Biundén.
Intanto, le campagne s’infiammano. I sindacalisti della Federazione proletaria lomellina, capitanati da Pietro Corti, affrontano i padroni. Le mondine, locali e forestiere, sono guidate dalla pasionaria Gina Provera.
Proprio mentre la stagione della monda del riso giunge al termine, il brigadiere risolverà il caso dell’omicidio del fittabile.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: